Fibra a 2,5 Gbps: significato, limiti e rete interna

Gen 20, 2025 | Networking (Rete Dati)

Nel linguaggio commerciale, l’espressione “fibra a 2,5 Gbps” indica generalmente una connessione FTTH con un profilo nominale che può raggiungere 2,5 gigabit al secondo. La velocità non è una proprietà intrinseca della fibra ottica: dipende dalla tecnologia utilizzata dall’operatore, dal profilo configurato sulla rete di accesso, dall’ONT e dall’intera infrastruttura che distribuisce la connessione all’interno dell’edificio.

La disponibilità di una linea superiore a 1 Gb/s rappresenta quindi il punto di partenza. Per trasferire questa capacità verso una singola postazione oppure distribuirla tra più utenti occorre verificare l’intero percorso: terminale ottico, router o firewall, switch, uplink, cablaggio, access point, schede di rete e dispositivi finali.

Una connessione da 2,5 Gbps può essere sfruttata anche da una rete composta in parte da apparati Gigabit. Il risultato cambia, però, a seconda che si voglia raggiungere una velocità superiore a 1 Gb/s su un singolo dispositivo oppure utilizzare la capacità complessiva della linea attraverso più flussi contemporanei.

2,5 Gbps indica una velocità di trasmissione

Gbps significa gigabit al secondo e misura la quantità di bit che possono essere trasmessi nell’unità di tempo. GHz, gigahertz, misura invece una frequenza.

Le espressioni “fibra a 2,5 GHz” o “rete a 2,5 GHz” confondono due grandezze differenti. La formulazione corretta, nel contesto della velocità di una connessione dati, è 2,5 Gbps oppure 2,5 Gb/s.

Dal punto di vista matematico, 2,5 Gb/s corrispondono a 2,5 miliardi di bit al secondo. Dividendo il valore per otto si ottiene una capacità teorica di 312,5 MB/s.

Questo calcolo esprime soltanto la conversione tra bit e byte. Il trasferimento effettivamente osservato da un’applicazione sarà inferiore, poiché una parte della capacità viene utilizzata dalle intestazioni Ethernet, IP, TCP o UDP, dall’eventuale incapsulamento PPPoE e dagli altri protocolli impiegati durante la comunicazione.

Il profilo commerciale e la velocità effettiva

Il valore riportato nell’offerta dell’operatore descrive il profilo nominale del servizio. Non equivale necessariamente:

  • alla velocità disponibile in ogni momento;
  • alla capacità riservata in modo esclusivo al singolo cliente;
  • al throughput IP misurabile;
  • alla velocità ottenibile da una singola apparecchiatura;
  • alla velocità disponibile attraverso il Wi-Fi;
  • alla velocità della rete locale tra computer, server e NAS.

Occorre inoltre verificare separatamente download e upload. Un’offerta con 2,5 Gbps in ricezione può prevedere una velocità di trasmissione sensibilmente inferiore.

Il profilo contrattuale deve essere letto insieme alle caratteristiche tecniche dichiarate dall’operatore, alle prestazioni normalmente disponibili, alla velocità minima prevista e alle condizioni utilizzate per la misurazione.

GPON, XGS-PON e profilo da 2,5 Gbps

La dicitura commerciale “2,5 Gbps” non permette, da sola, di identificare la tecnologia PON utilizzata dall’operatore.

Nelle implementazioni GPON comunemente utilizzate, la linea ottica opera nominalmente a 2,48832 Gb/s in downstream e a 1,24416 Gb/s in upstream. La raccomandazione ITU-T G.984.2 contempla anche altre combinazioni di velocità. XGS-PON utilizza invece una velocità nominale simmetrica di 9,95328 Gb/s nelle due direzioni.

Questi valori descrivono la velocità fisica del sistema ottico, non il throughput applicativo assegnato a ciascun cliente.

Una rete PON utilizza una distribuzione ottica passiva nella quale la capacità della porta dell’OLT viene condivisa tra più unità ottiche. Il sistema assegna le risorse secondo i meccanismi previsti dalla tecnologia e dalla configurazione dell’operatore.

Devono quindi essere distinti almeno quattro valori:

  • velocità nominale della linea ottica PON;
  • profilo commerciale assegnato al cliente;
  • velocità della porta Ethernet dell’ONT;
  • throughput ottenibile a livello IP o applicativo.

Quando il servizio viene erogato attraverso GPON, il valore nominale di 2,5 Gbps è molto vicino alla capacità fisica downstream della PON. Il traffico utile sarà necessariamente inferiore al valore grezzo della linea ottica e la capacità rimane condivisa secondo l’architettura della rete.

XGS-PON mette a disposizione un margine fisico superiore, ma anche in questo caso il profilo commerciale, la configurazione dell’operatore e la rete interna determinano la prestazione effettivamente utilizzabile.

Il percorso completo della connessione

La connessione attraversa una catena composta da più elementi:

rete dell’operatore → OLT → rete ottica passiva → ONT → router o firewall → switch → cablaggio → scheda di rete → sistema operativo → applicazione

Ogni elemento svolge una funzione differente e può introdurre un limite specifico.

Il comportamento dell’intera infrastruttura non può essere dedotto dalla sola velocità della porta WAN del router o dalla categoria riportata sul cavo. Occorre osservare il percorso seguito dal traffico e distinguere la capacità del singolo collegamento dalla capacità aggregata della rete.

Velocità del singolo dispositivo e capacità aggregata

Un computer collegato attraverso una porta 1000BASE-T può utilizzare al massimo la capacità del proprio collegamento Gigabit, al netto degli overhead. La presenza di una linea Internet da 2,5 Gbps non modifica questo limite.

Tre computer dotati di collegamenti Gigabit possono però utilizzare contemporaneamente una capacità complessiva superiore a 1 Gb/s, purché gli uplink, gli switch e il router dispongano della capacità necessaria.

Questa distinzione è fondamentale.

Una linea da 2,5 Gbps può essere utilizzata in due modi:

  1. da una singola postazione dotata di una connessione Multi-Gigabit;
  2. come capacità aggregata distribuita tra più dispositivi collegati anche a 1 Gb/s.

Nel primo caso tutto il percorso verso il dispositivo deve supportare una velocità superiore al Gigabit. Nel secondo caso i singoli utenti possono rimanere collegati a 1 Gb/s, mentre i punti di concentrazione del traffico devono disporre di uplink adeguati.

Il limite di una porta Gigabit riguarda quindi il traffico che attraversa quella porta. Non riduce automaticamente a 1 Gb/s l’intera rete, salvo che quella porta rappresenti il passaggio comune obbligato per tutti i flussi.

ONT e porta di consegna

L’ONT, Optical Network Terminal, conclude la rete ottica dell’operatore presso la sede del cliente e converte il segnale PON in un’interfaccia utilizzabile dal router o dagli apparati di rete.

L’ONT può essere:

  • un dispositivo esterno collegato al router tramite Ethernet;
  • integrato nel modem o router fornito dall’operatore;
  • realizzato mediante un modulo ottico inserito in un apparato compatibile, quando la configurazione dell’operatore lo consente.

Per trasferire più di 1 Gb/s attraverso un singolo collegamento Ethernet, la porta di consegna deve supportare una velocità superiore a 1000BASE-T. Le interfacce più comuni sono 2.5GBASE-T, 5GBASE-T e 10GBASE-T.

La verifica deve riguardare entrambe le estremità del collegamento:

  • porta Ethernet dell’ONT;
  • porta WAN del router;
  • velocità supportate dai due apparati;
  • cavo utilizzato;
  • velocità effettivamente negoziata.

Il connettore RJ45 non permette di riconoscere la velocità della porta. Porte da 1, 2,5, 5 e 10 Gb/s possono utilizzare lo stesso tipo di connettore.

Una porta ONT limitata a 1 Gb/s impedisce di trasferire più di 1 Gb/s verso il router attraverso quel collegamento. Un ONT con porta da 2,5 Gb/s o superiore rende possibile il trasferimento della capacità, purché anche il router e il resto dell’infrastruttura siano coerenti.

La sostituzione autonoma dell’ONT richiede una verifica specifica. Gli operatori possono utilizzare seriali, identificativi, profili, sistemi di autenticazione e procedure di gestione remota. La compatibilità ottica e meccanica non assicura l’accettazione del dispositivo da parte della rete PON.

Il router deve sostenere il traffico, non soltanto negoziare la porta

La presenza di una porta WAN da 2,5 Gb/s rappresenta un requisito necessario, ma non dimostra che il router possa instradare la stessa quantità di traffico nelle condizioni operative reali.

La valutazione deve considerare:

  • velocità della porta WAN;
  • velocità delle porte LAN;
  • capacità di inoltro;
  • throughput con NAT;
  • prestazioni PPPoE;
  • capacità del firewall;
  • throughput con controllo applicativo;
  • prestazioni con IDS o IPS;
  • gestione del QoS;
  • capacità delle VPN;
  • prestazioni IPv4 e IPv6;
  • dimensione dei pacchetti utilizzata nei test del produttore.

Un router può disporre di porte Multi-Gigabit e offrire prestazioni inferiori quando vengono abilitate funzioni che richiedono un’elaborazione più intensa.

I valori di throughput pubblicati dai produttori devono essere interpretati leggendo le condizioni di prova. Il dato ottenuto con inoltro semplice non coincide necessariamente con la prestazione raggiungibile con firewall, ispezione del traffico, VPN e altre funzioni attive.

WAN da 2,5 Gb/s e LAN da 1 Gb/s

Una configurazione composta da una porta WAN da 2,5 Gb/s e una sola porta LAN da 1 Gb/s limita a 1 Gb/s tutto il traffico che deve attraversare quella porta LAN.

La situazione cambia quando il router dispone di più porte LAN Gigabit indipendenti e di un’architettura interna capace di inoltrare più flussi contemporaneamente. In questo caso più dispositivi possono utilizzare una capacità complessiva superiore a 1 Gb/s, anche se ciascun collegamento rimane entro il proprio limite.

La configurazione più lineare per distribuire la connessione prevede:

  • porta WAN da almeno 2,5 Gb/s;
  • porta LAN da almeno 2,5 Gb/s verso lo switch principale;
  • uplink dello switch coerente con la capacità richiesta;
  • porte di accesso dimensionate secondo le esigenze dei dispositivi.

Una porta LAN da 10 Gb/s può offrire un margine ulteriore quando lo switch concentra anche traffico interno, storage, server o più segmenti Multi-Gigabit.

Switch e punti di concentrazione

Lo switch deve essere valutato osservando sia le porte di accesso sia gli uplink.

Una rete può utilizzare:

  • porte da 1 Gb/s per postazioni ordinarie, telefoni e stampanti;
  • porte da 2,5 Gb/s per access point, workstation e alcuni dispositivi storage;
  • porte da 5 o 10 Gb/s per sistemi che generano traffico più elevato;
  • uplink da 10 Gb/s verso il router, il core, i server o altri switch.

La somma delle velocità nominali delle porte di accesso può superare la velocità dell’uplink. Questo rapporto, definito oversubscription, deve essere valutato considerando la contemporaneità dei flussi e il tipo di traffico.

Un uplink Gigabit tra switch e router limita a 1 Gb/s il traffico complessivo che attraversa quel collegamento. Un uplink da 2,5 Gb/s permette invece a più dispositivi Gigabit di utilizzare contemporaneamente una parte maggiore della connessione Internet.

Per valutare uno switch occorre considerare anche:

  • switching capacity;
  • forwarding rate;
  • numero di porte Multi-Gigabit;
  • velocità degli uplink;
  • gestione delle VLAN;
  • capacità PoE;
  • buffer;
  • modalità di gestione;
  • ridondanza;
  • temperatura e condizioni di installazione.

L’aggregazione di due collegamenti Gigabit può aumentare la capacità complessiva tra apparati compatibili, ma non trasforma automaticamente un singolo trasferimento in una connessione da 2 Gb/s. La distribuzione dei flussi dipende dall’algoritmo di hashing e dalla configurazione delle due estremità.

Il cablaggio esistente può sostenere 2.5GBASE-T?

IEEE 802.3bz ha definito 2.5GBASE-T e 5GBASE-T per introdurre velocità intermedie tra 1000BASE-T e 10GBASE-T sul cablaggio bilanciato in rame. Lo standard è stato sviluppato anche per utilizzare, in determinate condizioni, una parte rilevante del cablaggio Categoria 5e e Categoria 6 già installato.

Per 2.5GBASE-T sono previsti collegamenti sulle quattro coppie di cablaggio Classe D o Categoria 5e fino a 100 metri nelle condizioni e nelle configurazioni contemplate dalle specifiche applicabili.

Questa possibilità non equivale a una garanzia universale per ogni impianto esistente.

La categoria stampata sulla guaina descrive il cavo, mentre il collegamento utilizzato dalla rete comprende:

  • cavo permanente;
  • connettori;
  • prese;
  • patch panel;
  • punti di consolidamento;
  • patch cord;
  • terminazioni;
  • lunghezze;
  • condizioni di posa;
  • fasci di cavi;
  • sorgenti di disturbo;
  • modifiche eseguite nel tempo.

TIA ha pubblicato TSB-5021 con indicazioni per valutare il cablaggio Categoria 5e e Categoria 6 già installato e destinato a supportare 2.5GBASE-T e 5GBASE-T. Il documento comprende indicazioni per l’ispezione e per le verifiche sul campo.

Un collegamento che ha funzionato per anni a 1000BASE-T può risultare adatto anche a 2.5GBASE-T, ma l’esito deve essere riferito al canale reale.

La semplice accensione del link a 2,5 Gb/s indica che gli apparati hanno negoziato quella velocità. Non certifica la conformità permanente del cablaggio né permette di escludere errori, ritrasmissioni o instabilità in condizioni differenti.

Per un approfondimento sulle misure e sulle verifiche del cablaggio è disponibile l’articolo Multi-Gigabit Ethernet: come valutare una rete a 2,5 e 5 Gb/s.

Patch cord, adattatori e componenti apparentemente secondari

La prestazione del collegamento dipende anche dai componenti terminali.

Una patch cord danneggiata, eccessivamente lunga, realizzata con materiali non conformi o terminata in modo inadeguato può influire sulla negoziazione e sulla stabilità del link.

Lo stesso vale per adattatori USB, dock, convertitori, moduli e schede di rete. Un adattatore dichiarato da 2,5 Gb/s deve essere collegato a un’interfaccia capace di sostenerne la velocità e deve disporre di driver compatibili con il sistema operativo.

Tra gli elementi da controllare rientrano:

  • versione e capacità della porta USB o Thunderbolt;
  • banda condivisa dal dock;
  • driver della scheda di rete;
  • firmware;
  • gestione energetica;
  • temperatura dell’adattatore;
  • velocità negoziata;
  • errori e ritrasmissioni.

Una scheda di rete Multi-Gigabit collegata attraverso un bus, una porta o un dock sottodimensionati non può esprimere la propria capacità nominale.

Wi-Fi e linea da 2,5 Gbps

La rete wireless deve essere valutata separatamente dalla connessione fornita dall’operatore.

La velocità indicata nelle specifiche di un access point o di un client Wi-Fi rappresenta una velocità fisica radio o una capacità aggregata teorica. Il throughput applicativo dipende da numerose variabili:

  • standard supportati;
  • numero di spatial stream;
  • larghezza del canale;
  • modulazione;
  • distanza;
  • ostacoli;
  • interferenze;
  • occupazione dello spettro;
  • caratteristiche del client;
  • numero di dispositivi attivi;
  • progettazione e configurazione degli access point.

Un access point dotato di porta da 2,5 Gb/s può trasferire verso la rete cablata una capacità aggregata superiore a quella consentita da una porta Gigabit. Questo vantaggio emerge soprattutto quando più client generano traffico contemporaneamente.

La presenza di una porta Multi-Gigabit non garantisce, da sola, che un singolo dispositivo wireless raggiunga 2,5 Gb/s.

Un test eseguito esclusivamente tramite Wi-Fi non permette quindi di isolare la prestazione della linea FTTH. La verifica della connessione deve partire da un collegamento Ethernet adeguato; la rete wireless sarà analizzata in una fase successiva.

Velocità Internet e velocità della rete locale

La connessione FTTH e la rete locale rispondono a esigenze differenti.

La velocità Internet influisce sui trasferimenti verso servizi esterni, data center, piattaforme cloud e server remoti.

La velocità della LAN determina invece le prestazioni tra dispositivi interni, per esempio:

  • workstation e NAS;
  • server e client;
  • sistemi di backup;
  • apparati di videosorveglianza;
  • host di virtualizzazione;
  • storage condiviso;
  • postazioni di produzione audiovisiva.

Una linea Internet da 2,5 Gbps non accelera automaticamente il trasferimento tra due dispositivi interni collegati a 1 Gb/s. Allo stesso modo, una LAN da 10 Gb/s non rende più veloce una connessione Internet limitata a 1 Gb/s.

Le due infrastrutture devono essere dimensionate secondo i flussi che devono sostenere.

Banda e latenza descrivono fenomeni differenti

La banda indica la quantità di dati trasferibile nell’unità di tempo. La latenza esprime il tempo necessario affinché i dati raggiungano la destinazione e ricevano una risposta.

Passare da 1 a 2,5 Gb/s aumenta la capacità disponibile, ma non riduce automaticamente la distanza dalla destinazione, il numero di nodi attraversati o il tempo di elaborazione del server remoto.

Una connessione più capiente può migliorare la reattività quando la linea precedente era congestionata. In assenza di saturazione, molte attività brevi e poco intensive possono mostrare differenze limitate.

Il vantaggio risulta più evidente durante:

  • trasferimenti di file voluminosi;
  • backup e sincronizzazioni;
  • aggiornamenti simultanei;
  • utilizzo concorrente da parte di molti utenti;
  • accesso a servizi cloud capaci di sostenere il traffico;
  • download paralleli;
  • distribuzione di contenuti;
  • attività che mantengono la connessione occupata per periodi prolungati.

PPPoE, MTU e overhead

Alcuni operatori utilizzano PPPoE per instaurare la sessione tra il router del cliente e la propria infrastruttura. RFC 2516 descrive la costruzione delle sessioni PPP e l’incapsulamento dei pacchetti PPP all’interno di Ethernet.

PPPoE aggiunge otto byte tra intestazione PPPoE e identificativo del protocollo PPP. Con una normale trama Ethernet da 1500 byte, il valore MRU standard della sessione PPPoE è quindi 1492 byte.

RFC 4638 descrive un meccanismo che consente di negoziare un valore superiore a 1492, a condizione che gli apparati e il percorso supportino la dimensione richiesta.

La configurazione dell’MTU deve essere coerente tra router, infrastruttura dell’operatore e dispositivi coinvolti. Un valore errato può produrre frammentazione o difficoltà nella gestione della Path MTU Discovery.

L’overhead dei protocolli spiega una differenza fisiologica tra velocità fisica e throughput utile. Non giustifica, da solo, il passaggio da una velocità attesa superiore a 2 Gb/s a un risultato fermo attorno al limite del Gigabit. In quel caso occorre cercare una porta, un uplink, un’interfaccia o un processo limitante.

Come verificare una linea da 2,5 Gbps

Una verifica attendibile deve procedere per livelli, senza attribuire immediatamente ogni risultato alla rete dell’operatore.

1. Identificare il profilo del servizio

Si controllano:

  • velocità nominale in download;
  • velocità nominale in upload;
  • tecnologia di accesso, quando dichiarata;
  • prestazioni normalmente disponibili;
  • velocità minima;
  • modalità di autenticazione;
  • eventuali VLAN richieste.

2. Identificare l’ONT

Occorre rilevare:

  • modello;
  • tipo di collegamento ottico;
  • velocità della porta Ethernet;
  • integrazione o separazione dal router;
  • velocità negoziata verso la porta WAN.

3. Controllare il router

Si verificano:

  • porta WAN;
  • porte LAN;
  • throughput dichiarato;
  • prestazioni con NAT e PPPoE;
  • servizi di sicurezza attivi;
  • QoS;
  • VPN;
  • utilizzo della CPU durante il test.

4. Verificare la velocità dei link

Il sistema operativo, il router e lo switch devono indicare la velocità effettivamente negoziata.

Un collegamento stabilito a 1 Gb/s segnala la presenza di un limite prima ancora di eseguire una prova di throughput.

5. Separare la LAN da Internet

Prima di misurare Internet è utile verificare la capacità della rete locale tra due apparati adeguati.

Uno strumento come iPerf permette di generare traffico tra un client e un server interni, evitando di coinvolgere la rete dell’operatore e il server pubblico di misurazione.

Se la LAN non supera il Gigabit, il test Internet non potrà farlo attraversando lo stesso percorso.

6. Utilizzare un client adeguato

Il dispositivo utilizzato deve disporre di:

  • scheda di rete da almeno 2,5 Gb/s;
  • collegamento correttamente negoziato;
  • processore adeguato;
  • driver aggiornati;
  • sistema privo di processi che saturino CPU, disco o rete.

7. Scegliere un server di misurazione capace

Il server remoto deve disporre di capacità sufficiente e di un percorso coerente. Un server congestionato o distante può diventare il limite della prova.

Le misurazioni dovrebbero essere ripetute verso più destinazioni e in momenti differenti.

8. Misurare anche la capacità aggregata

Una seconda prova può coinvolgere più client contemporaneamente.

Questo test permette di distinguere:

  • la velocità ottenibile da un singolo dispositivo;
  • la capacità complessiva utilizzabile dalla sede.

Una rete con postazioni Gigabit può non superare 1 Gb/s sul singolo client e, nello stesso momento, utilizzare complessivamente più di 2 Gb/s attraverso dispositivi differenti.

9. Controllare gli indicatori di errore

Durante le prove è opportuno osservare:

  • errori CRC;
  • frame scartati;
  • ritrasmissioni TCP;
  • variazioni della velocità negoziata;
  • saturazione delle porte;
  • utilizzo della CPU;
  • code e buffer;
  • perdita di pacchetti.

La velocità media, da sola, non descrive la qualità e la stabilità del collegamento.

Quando una connessione da 2,5 Gbps produce un vantaggio concreto

La capacità aggiuntiva assume valore soprattutto negli ambienti nei quali più attività utilizzano contemporaneamente la rete.

Tra gli scenari più significativi rientrano:

  • uffici con numerosi utenti;
  • studi professionali;
  • backup verso servizi remoti;
  • sincronizzazione di grandi archivi;
  • workstation che accedono a piattaforme cloud;
  • trasferimenti audiovisivi;
  • distribuzione di aggiornamenti;
  • access point con molti client;
  • collegamenti verso data center;
  • attività che utilizzano più flussi simultanei;
  • ambienti nei quali la connessione Gigabit viene regolarmente saturata.

Il vantaggio non richiede che ogni utente utilizzi individualmente 2,5 Gb/s. In molti contesti il beneficio deriva dalla possibilità di sostenere più attività senza concentrare tutto il traffico entro un unico limite Gigabit.

Una postazione amministrativa può rimanere correttamente collegata a 1 Gb/s. Un access point, uno switch di distribuzione, una workstation tecnica o un sistema di storage possono richiedere invece una capacità superiore.

La rete Multi-Gigabit può quindi essere sviluppata in modo selettivo, intervenendo sui punti che concentrano il traffico e sui dispositivi che possono utilizzare concretamente la maggiore capacità.

Per approfondire questo criterio progettuale è disponibile l’articolo 2.5 GbE, 5 GbE e 10 GbE nell’access layer: come scegliere.

Verifica conclusiva dell’infrastruttura

Prima di considerare completato il passaggio a una connessione da 2,5 Gbps è opportuno verificare:

  • profilo contrattuale in download e upload;
  • tecnologia PON;
  • caratteristiche dell’ONT;
  • velocità della porta di consegna;
  • velocità WAN del router;
  • velocità LAN del router;
  • throughput con i servizi attivi;
  • configurazione PPPoE o IPoE;
  • MTU;
  • porte e uplink degli switch;
  • capacità di inoltro;
  • cablaggio permanente;
  • prese e patch panel;
  • patch cord;
  • velocità negoziata dai dispositivi;
  • schede di rete;
  • adattatori e dock;
  • uplink degli access point;
  • prestazioni di NAS e server;
  • capacità locale della LAN;
  • capacità Internet del singolo client;
  • capacità aggregata della sede;
  • errori e ritrasmissioni.

Conclusioni

Una connessione FTTH da 2,5 Gbps mette a disposizione una capacità che può essere utilizzata da una singola postazione Multi-Gigabit oppure distribuita tra più dispositivi e applicazioni concorrenti.

Il valore nominale del servizio acquista significato quando viene inserito in una catena coerente composta da ONT, router, firewall, switch, uplink, cablaggio, access point e dispositivi finali.

La presenza di una porta Gigabit limita il traffico che la attraversa, ma non implica necessariamente che l’intera connessione rimanga inutilizzata. Più postazioni Gigabit possono sfruttare congiuntamente una linea da 2,5 Gbps, mentre una singola postazione richiede un percorso Multi-Gigabit completo per superare 1 Gb/s.

La valutazione tecnica deve quindi distinguere capacità fisica della PON, profilo dell’operatore, throughput del router, distribuzione interna e prestazioni delle applicazioni.

Una rete progettata e verificata secondo questi criteri permette di trasformare il profilo commerciale da 2,5 Gbps in una risorsa effettivamente disponibile per le attività dell’edificio.

Fonti e riferimenti tecnici

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