Cavi dati e cavi elettrici stessa canalina è una delle domande più ricorrenti quando si parla di cablaggio strutturato, ma è anche una delle più facilmente banalizzate. Quando si discute se i cavi dati possano stare insieme ai cavi elettrici, il problema viene infatti quasi sempre impostato in modo troppo semplificato. La domanda sembra lineare, ma in realtà mette insieme sicurezza elettrica, compatibilità elettromagnetica, pratiche corrette di installazione del cablaggio ICT e qualità del risultato nel tempo. Cercare una risposta secca del tipo “si può” oppure “non si può” porta spesso a conclusioni deboli, perché la valutazione reale dipende dal tipo di percorso, dalla segregazione fisica, dall’ambiente elettromagnetico, dalla natura dei circuiti presenti, dalla qualità esecutiva della posa e dalla coerenza complessiva dell’infrastruttura. Le norme tecniche di riferimento per questo tema sono soprattutto EN 50174-2, ISO/IEC 14763-2, EN 50173-1 ed EN 50310, mentre per il lato elettrico italiano il quadro di riferimento passa da CEI 64-8 e DM 37/08.
Il primo chiarimento necessario è che il cablaggio strutturato e l’impianto elettrico non appartengono allo stesso piano normativo, anche quando convivono nello stesso edificio. EN 50173-1 definisce i requisiti generali del cablaggio generico; EN 50174-2 disciplina pianificazione e pratiche di installazione all’interno degli edifici; ISO/IEC 14763-2 amplia il perimetro includendo cablaggio, percorsi, spazi e collegamenti di bonding; EN 50310 tratta il tema dell’equipotenzialità e delle connessioni verso la rete di terra negli edifici con apparati IT o telecomunicazioni. Questo significa che la sola conformità dell’impianto elettrico non esaurisce i problemi del cablaggio dati, così come un buon progetto ICT non sostituisce le regole dell’impianto di energia.
Qui si colloca uno degli errori più frequenti: trasformare un’abitudine di cantiere in una regola universale. Dire che nella stessa canalina dati ed energia non possano mai stare insieme è una semplificazione. Dire che possano convivere sempre, purché ci sia un divisorio o un cavo schermato, è una semplificazione speculare e altrettanto fragile. Le norme di installazione non ragionano in questo modo. Richiedono piuttosto una valutazione che tenga conto dell’applicazione, dell’ambiente elettromagnetico, dell’infrastruttura edilizia, del tipo di cablaggio e delle pratiche di installazione. Questo è il motivo per cui un articolo serio non dovrebbe promettere scorciatoie, ma spiegare perché la soluzione dipende dal contesto tecnico specifico.
Per capire bene il problema bisogna distinguere tra percorso e canalina. La parola “canalina” fa pensare a un unico contenitore lineare, ma il tema reale è il percorso complessivo del cablaggio: tratti orizzontali, controsoffitti, cavedi, colonne montanti, attraversamenti, arrivi in armadio, connessioni ai locali tecnici e future possibilità di ampliamento. Un percorso può essere corretto in un tratto e diventare disordinato o elettromagneticamente critico in un altro. Per questo motivo l’approccio giusto non è ragionare sul singolo spezzone visibile, ma sulla continuità dell’infrastruttura. È in questa prospettiva che EN 50174-2 insiste sulla pianificazione dell’installazione, non solo sulla posa del cavo in sé.
Dal punto di vista tecnico, il motivo per cui la vicinanza tra circuiti elettrici e cablaggio dati richiede attenzione è noto. I circuiti di potenza possono generare condizioni elettromagnetiche che degradano le prestazioni dei collegamenti metallici, specialmente quando il parallelismo è prolungato, i carichi sono disturbanti, le schermature sono assenti o incoerenti, il bonding è trascurato o l’ambiente è già complesso per natura. Questo non significa che ogni prossimità generi immediatamente un guasto percepibile. Significa però che il margine del sistema può ridursi, che la trasmissione può diventare più sensibile alle condizioni di esercizio e che l’impianto può restare formalmente funzionante pur essendo progettualmente debole. È una distinzione essenziale: un impianto che “sembra andare” non è automaticamente un’infrastruttura ben progettata. EN 50173-1 ricorda anche che il cablaggio generico è un sistema passivo e non può essere considerato EMC-compliant in modo isolato dal contesto applicativo.
Per questa ragione, la separazione tra dati ed energia non andrebbe mai ridotta a una distanza numerica valida in ogni situazione. È proprio questo il punto su cui molti testi online cadono. La valutazione corretta dipende dal tipo di circuito elettrico, dalla natura dei carichi, dalla lunghezza del parallelismo, dalla qualità della segregazione, dal tipo di percorso, dal materiale dei sistemi di distribuzione, dalla tipologia del cavo dati, dalla presenza di schermature e dalla qualità del sistema equipotenziale. In contesti ordinari alcune soluzioni possono essere progettualmente compatibili; in ambienti più severi la stessa configurazione può essere inopportuna o insufficiente. Presentare tutto questo come un semplice “sì” o “no” è tecnicamente poco serio e apre la strada a contestazioni del tutto legittime.
Un altro equivoco ricorrente riguarda il ruolo del cavo schermato. La schermatura è utile, ma non sostituisce il progetto. Se il percorso è sbagliato, se i tratti paralleli con circuiti disturbanti sono lunghi, se la continuità della schermatura non è mantenuta, se la terminazione è eseguita male o se il bonding è incoerente, il fatto di utilizzare cavo schermato non elimina il problema alla radice. Allo stesso modo, la presenza di un separatore interno nella canalizzazione non va interpretata come una sanatoria automatica. Può essere una componente di una soluzione corretta, ma solo se inserita in un insieme coerente di scelte progettuali, installative e manutentive.
Su questo punto entra in gioco EN 50310, spesso citata meno di quanto meriterebbe. Il documento tratta i collegamenti di bonding e la relazione con la rete di terra negli edifici con apparati IT e telecomunicazioni, con l’obiettivo di ridurre il rischio di malfunzionamenti dovuti a pericoli elettrici e interferenze trasportate dalla rete di terra. È un passaggio molto importante perché molte installazioni soffrono non tanto per la sola vicinanza ai cavi di energia, quanto per equipotenzialità gestita male, armadi non correttamente integrati, percorsi metallici discontinui o schermi terminati in modo incoerente. In questi casi, il dibattito sulla “stessa canalina” rischia persino di essere secondario rispetto a problemi più strutturali dell’impianto.
Dal lato dell’impianto elettrico, il riferimento di base in Italia resta la CEI 64-8, mentre il DM 37/08 definisce il quadro regolatorio sugli impianti al servizio degli edifici. Questo significa che, quando si affronta il tema della compresenza tra dati ed energia, non si può ragionare come se la questione fosse soltanto trasmissiva. Esiste anche un piano di sicurezza, responsabilità progettuale, esecuzione a regola d’arte e conformità dell’impianto nel suo complesso. Un progetto serio deve quindi tenere insieme la logica della rete e quella dell’impianto elettrico, senza spostare impropriamente l’intero peso decisionale su uno solo dei due ambiti.
Sul piano operativo, la regola più difendibile è semplice: il cablaggio dati dovrebbe essere concepito come infrastruttura distinta, con percorsi e spazi propri, e l’eventuale prossimità ai circuiti elettrici dovrebbe essere prevista, giustificata e governata, non semplicemente tollerata. Questo non è formalismo. È un criterio economico e tecnico insieme. Separare bene i sistemi, ordinare i percorsi, mantenere leggibilità impiantistica e conservare riserva per le espansioni future costa qualcosa in più nell’immediato, ma riduce errori di manutenzione, problemi intermittenti, rilavorazioni, tempi di diagnosi e rischi di degrado progressivo delle prestazioni.
Gli errori più frequenti, infatti, sono quasi sempre legati a una cattiva governance del percorso. Il primo è scegliere il tracciato per comodità esecutiva invece che per logica impiantistica. Il secondo è affidarsi a regole empiriche prive di riscontro normativo o tecnico. Il terzo è ignorare la severità elettromagnetica reale di alcuni ambienti, trattando allo stesso modo uffici ordinari, locali tecnici, aree con quadri, motori, UPS, sistemi HVAC o altri carichi dinamici. Il quarto è usare componenti schermati senza coerenza di sistema. Il quinto è non documentare il percorso reale, rendendo manutenzione e modifiche successive molto più rischiose. Il sesto è confondere un impianto che oggi funziona con un’infrastruttura che resterà stabile, leggibile e manutenibile negli anni.
La conclusione corretta non è quindi permissiva né proibizionista. Cavi dati e cavi elettrici non dovrebbero essere trattati come sistemi promiscuamente intercambiabili nello stesso spazio solo perché, in qualche caso, il collegamento continua a funzionare. La loro eventuale coesistenza nello stesso percorso può essere accettabile solo come risultato di una valutazione progettuale che tenga insieme sicurezza elettrica, compatibilità elettromagnetica, caratteristiche del cablaggio, tipologia dei circuiti, bonding, qualità della posa e contesto dell’edificio. Dove questa valutazione manca, la scelta più prudente e più professionalmente difendibile resta la separazione chiara dei sistemi. Dove invece la coesistenza viene prevista, deve essere progettata, segregata, documentata e verificata con la stessa serietà riservata a qualunque altra parte critica dell’infrastruttura.
Chi progetta o realizza cablaggio strutturato dovrebbe quindi diffidare delle risposte assolute e pretendere sempre tre cose: quale norma governa il punto specifico che si sta discutendo, quale sia il contesto elettromagnetico reale del percorso e quale documentazione dimostri che la soluzione adottata non è una scorciatoia di cantiere, ma una scelta tecnica consapevole. È da qui che passa la differenza tra una posa semplicemente eseguita e un’infrastruttura realmente progettata.
Fonti
- EN 50174-2:2018 – EVS overview — campo di applicazione: pianificazione e pratiche di installazione del cablaggio IT all’interno degli edifici.
- BS EN 50174-2:2018 – BSI Knowledge — scheda dello standard con titolo ufficiale e stato del documento.
- ISO/IEC 14763-2:2019 – ISO — pianificazione e installazione di cablaggi, percorsi, spazi e bonding nelle customer premises.
- EN 50173-1:2018 – overview — requisiti generali del cablaggio generico.
- EN 50173-1:2018 – preview PDF — utile per il passaggio sul fatto che il cablaggio generico è un sistema passivo e non viene considerato EMC-compliant isolatamente.
- EN 50310 – preview — bonding ed earthing negli edifici con apparecchiature IT e telecomunicazioni.
- CEI 64-8 – comunicato CEI — riferimento normativo fondamentale per progettazione, realizzazione e verifica degli impianti elettrici BT in Italia.
- CEI 64-8 – catalogo CEI — scheda del volume di norma.
- DM 37/08 – Normattiva — testo vigente del decreto sugli impianti al servizio degli edifici.
- DM 37/08 – Gazzetta Ufficiale — pubblicazione ufficiale del decreto.



