Progettare una rete Wi-Fi professionale significa occuparsi anche dell’infrastruttura cablata che permette agli access point di comunicare con la rete locale e di ricevere alimentazione.
È un aspetto che merita particolare attenzione negli edifici di nuova costruzione, nelle ristrutturazioni e negli ampliamenti degli impianti esistenti. Gli access point vengono normalmente sostituiti più volte durante la vita dell’edificio, mentre i percorsi dei cavi, le prese e gli armadi di distribuzione sono destinati a essere utilizzati molto più a lungo.
Per questo motivo, le caratteristiche del cablaggio non dovrebbero dipendere esclusivamente dagli apparati che verranno installati inizialmente.
Un collegamento dimensionato per un access point con interfaccia Gigabit Ethernet potrebbe risultare ancora adeguato per una successiva generazione di dispositivi, oppure diventare un limite per la capacità trasmissiva e l’alimentazione richiesta.
Esiste poi un problema altrettanto importante: quello della posizione fisica dei collegamenti. Se la distribuzione degli access point deve essere modificata, avere un cablaggio performante non è sufficiente quando le prese si trovano nelle posizioni sbagliate.
La progettazione deve quindi considerare prestazioni, quantità e distribuzione dei collegamenti, condizioni ambientali e possibilità di intervento negli anni successivi.
Il posizionamento degli access point deve essere definito prima del cablaggio
Uno degli errori più frequenti consiste nel predisporre le prese Ethernet a soffitto seguendo una distribuzione geometrica e demandare a una fase successiva la scelta degli access point.
È una procedura che può vincolare inutilmente la progettazione radio.
La posizione corretta degli apparati dipende da diversi fattori: geometria degli ambienti, materiali delle pareti, altezza dei soffitti, presenza di ostacoli, bande di frequenza utilizzate, caratteristiche delle antenne, numero dei dispositivi collegati e applicazioni da supportare.
Un ambiente destinato a uffici presenta condizioni molto diverse rispetto a uno stabilimento industriale o a un centro logistico.
Nei magazzini, per esempio, scaffalature metalliche, prodotti stoccati, carrelli elevatori e modifiche nella distribuzione delle merci possono influenzare notevolmente la propagazione radio. Le condizioni possono cambiare anche durante il normale esercizio dell’attività.
Per questi motivi, il progetto dovrebbe partire dalla definizione dei requisiti wireless e da una valutazione radio dell’edificio.
Negli ambienti ancora da realizzare è possibile utilizzare strumenti di progettazione predittiva, basati su planimetrie, materiali e caratteristiche degli apparati previsti. Dove le condizioni lo consentono, misurazioni e sopralluoghi permettono di affinare il progetto. Una successiva validazione nell’ambiente effettivo consente di verificare il raggiungimento degli obiettivi.
La distribuzione dei punti rete dovrebbe essere sviluppata sulla base di queste informazioni.
L’argomento è strettamente collegato a quanto già approfondito su NetCabling negli articoli dedicati alla differenza tra copertura e capacità di una rete Wi-Fi e alle metodologie di site survey.
Due collegamenti per access point: indicazioni normative e criteri progettuali
Quanti collegamenti Ethernet conviene predisporre per ogni posizione destinata al Wi-Fi?
Per molti access point attualmente disponibili è sufficiente un solo cavo. Questo, tuttavia, non significa che una singola tratta rappresenti necessariamente la soluzione più appropriata per un nuovo impianto.
La questione è affrontata anche dagli standard di cablaggio.
La ISO/IEC 11801-6, dedicata ai servizi distribuiti negli edifici, comprende espressamente gli access point wireless tra le applicazioni considerate. La norma definisce architetture di cablaggio, punti di connessione, prestazioni e criteri di distribuzione, con particolare attenzione alla flessibilità delle installazioni.
Nell’edizione del 2017, il paragrafo 5.7.2.1.4 prevede almeno un punto di connessione, denominato Service Outlet, per ciascuna area di servizio. L’allegato informativo A fornisce inoltre indicazioni per distribuire i punti in funzione delle applicazioni e delle aree da servire.
Il 24 settembre 2026 è stato pubblicato l’Amendment 1 della ISO/IEC 11801-6, oggi disponibile anche nella versione consolidata 2017+AMD1:2026.
Nell’ambito europeo il riferimento corrispondente è la EN 50173-6, relativa al cablaggio generico per i servizi distribuiti negli edifici.
Un’indicazione più esplicita sul numero dei collegamenti arriva dalla normativa statunitense.
L’addendum ANSI/TIA-568.1-E-1, pubblicato nel marzo 2023, richiede almeno due tratte Categoria 6A o superiore per ciascun access point quando viene utilizzato cablaggio bilanciato a coppie.
È importante distinguere il requisito dello standard TIA dalle disposizioni della ISO/IEC 11801-6: non sono formulati nello stesso modo e non devono essere presentati come prescrizioni identiche.
Anche la documentazione tecnica BICSI e le indicazioni di diversi produttori di cablaggio sostengono la predisposizione di due collegamenti, per aumentare la flessibilità delle installazioni.
Sul piano pratico, prevedere due tratte indipendenti per ogni posizione WLAN presenta diversi vantaggi.
Il secondo collegamento può essere mantenuto disponibile per un futuro apparato dotato di più interfacce Ethernet, per un ulteriore dispositivo oppure per un’eventuale riconfigurazione della rete.
Non bisogna però attribuire a questa soluzione capacità che non possiede automaticamente.
Due cavi non raddoppiano la velocità di un access point dotato di una sola interfaccia e non garantiscono ridondanza se apparati e architettura non prevedono tale funzionalità.
La seconda tratta costituisce soprattutto una riserva infrastrutturale.
In una nuova costruzione, realizzarla insieme alla prima può essere economicamente conveniente. Installarla successivamente potrebbe richiedere nuove lavorazioni e rendere necessari interventi in aree già operative.
Per le infrastrutture professionali destinate a durare nel tempo, la predisposizione di due collegamenti Categoria 6A per posizione WLAN rappresenta quindi una scelta progettuale da considerare seriamente.
Categoria 6A e Classe EA: quali prestazioni prevedere?
La scelta della categoria del cablaggio deve tenere conto delle applicazioni Ethernet attuali e delle possibilità di aggiornamento.
Un collegamento Categoria 6 può essere perfettamente adeguato a numerosi access point in commercio. Anche infrastrutture Categoria 5e esistenti possono supportare applicazioni Ethernet a 2,5 Gb/s e, nelle condizioni previste dagli standard, a 5 Gb/s.
Questo offre la possibilità di aggiornare una rete wireless senza dover necessariamente sostituire tutte le tratte.
Il ragionamento cambia per una nuova installazione.
La Categoria 6A consente di realizzare collegamenti di Classe EA, progettati per supportare anche 10GBASE-T fino alle distanze previste dalle specifiche applicabili.
Il riferimento normativo è importante.
La ISO/IEC 11801-6:2017, nei paragrafi 8.2.2.1 e 8.2.3.1, prevede prestazioni minime di Classe EA per il cablaggio bilanciato nelle configurazioni di riferimento considerate.
La scelta della Categoria 6A non deriva quindi soltanto dalle preferenze dei produttori o dalla previsione di futuri access point più veloci.
Esiste un preciso quadro tecnico e normativo che ne sostiene l’impiego nei sistemi di cablaggio destinati ai servizi distribuiti.
Questo non significa che ogni access point Wi-Fi 6E o Wi-Fi 7 richieda oggi un’interfaccia da 10 Gb/s.
Apparati appartenenti alla stessa generazione wireless possono integrare porte Ethernet da 2,5, 5 o 10 Gb/s, con caratteristiche differenti in funzione del modello e della fascia applicativa.
Inoltre, le velocità radio nominali dichiarate dai produttori non rappresentano direttamente il traffico Ethernet effettivo.
Il dimensionamento dell’uplink deve considerare numero dei client, capacità radio realmente utilizzabile, caratteristiche delle applicazioni e traffico previsto.
Per un nuovo cablaggio, però, predisporre collegamenti di Classe EA permette di non escludere a priori l’impiego di interfacce Ethernet più veloci nelle successive sostituzioni degli apparati.
È una considerazione particolarmente rilevante quando i percorsi dei cavi sono difficilmente modificabili.
Cablaggio schermato: valutare l’ambiente prima di scegliere
Un altro argomento riguarda la scelta tra cablaggio schermato e non schermato.
È importante chiarire che la Categoria 6A non richiede necessariamente l’adozione di una particolare costruzione schermata.
Esistono sistemi Categoria 6A non schermati che, se correttamente progettati, installati e certificati, possono soddisfare le prestazioni di Classe EA.
La schermatura deve essere valutata in relazione alle condizioni dell’ambiente.
In determinati contesti industriali, la presenza di linee elettriche, azionamenti, inverter e altri dispositivi può richiedere particolare attenzione alle interferenze elettromagnetiche e ai percorsi del cablaggio.
Un sistema schermato può contribuire a gestire queste condizioni, ma deve essere realizzato con componenti appropriati, continuità della schermatura e un corretto sistema di collegamenti equipotenziali.
Anche la progettazione dei percorsi e il rispetto delle distanze di separazione dalle infrastrutture elettriche rimangono aspetti fondamentali.
Occorre inoltre distinguere i disturbi che possono interessare il cablaggio dai fenomeni che influenzano la propagazione del segnale wireless.
La presenza di scaffalature metalliche o materiali ferrosi in un magazzino può produrre riflessioni, attenuazioni e zone d’ombra radio. Non costituisce, di per sé, una dimostrazione della necessità di installare cavi Ethernet schermati.
Le due problematiche richiedono valutazioni specifiche.
Per gli ambienti industriali vanno considerati anche i criteri di classificazione ambientale e i requisiti applicabili al cablaggio, facendo riferimento, dove pertinente, alla ISO/IEC 11801-3 e alle norme di installazione.
La soluzione deve essere coerente con l’ambiente e con il progetto, evitando prescrizioni generiche che non trovano giustificazione nelle condizioni reali.
L’alimentazione PoE deve essere dimensionata insieme al cablaggio
Gli access point professionali sono generalmente alimentati attraverso Power over Ethernet.
Questo permette di utilizzare il collegamento dati anche per fornire energia, evitando nella maggior parte delle installazioni una linea elettrica dedicata in prossimità dell’apparato.
L’aumento delle funzionalità degli access point può però comportare maggiori richieste di potenza.
Le tecnologie IEEE 802.3af, 802.3at e 802.3bt prevedono differenti capacità di alimentazione. La compatibilità deve essere verificata considerando sia l’apparato alimentato sia l’interfaccia dello switch che fornisce energia.
Non basta controllare che l’access point si accenda.
Alcuni modelli prevedono modalità operative differenti in relazione alla potenza disponibile e possono limitare determinate funzionalità quando vengono alimentati attraverso una sorgente insufficiente.
La progettazione deve quindi verificare il fabbisogno energetico dell’apparato, la capacità della singola porta e il budget PoE complessivo dello switch.
Anche le caratteristiche del cablaggio assumono importanza.
La corrente che attraversa i conduttori provoca dissipazione termica. Quando numerosi cavi sono installati in fasci o canalizzazioni, la temperatura può aumentare in funzione delle condizioni di posa, delle caratteristiche dei cavi e della potenza trasferita.
È necessario considerare inoltre la resistenza dei conduttori, lo squilibrio della resistenza continua e gli effetti della temperatura sulle prestazioni trasmissive.
La documentazione tecnica relativa all’alimentazione remota, comprese ISO/IEC TS 29125 e ISO/IEC 14763-2, fornisce indicazioni pertinenti per queste valutazioni.
Il progetto deve quindi prevedere non soltanto porte Ethernet adeguate alla velocità degli access point, ma anche un sistema di alimentazione coerente con il numero e le caratteristiche degli apparati installati.
Prese, terminazioni MPTL e accessibilità dei collegamenti
La posizione degli access point può rendere poco pratica la terminazione tradizionale del cavo su una presa a parete.
Negli edifici professionali gli apparati vengono frequentemente installati a soffitto, su travi o su strutture sopraelevate. In queste situazioni occorre scegliere una modalità di connessione che sia tecnicamente appropriata e consenta la manutenzione.
Una possibilità è utilizzare un punto di connessione fisso e una patch cord verso l’access point.
Un’altra è il collegamento MPTL, Modular Plug Terminated Link, nel quale il cavo termina direttamente con un plug modulare idoneo al collegamento dell’apparato.
La configurazione MPTL è trattata dal rapporto tecnico ISO/IEC TR 11801-9910 e, nell’ambito europeo, dalla EN 50173-20.
Non si tratta semplicemente di crimpare un plug qualsiasi su un cavo per posa permanente.
Il sistema deve utilizzare componenti compatibili con il tipo di cavo e con le prestazioni richieste. Anche la modalità di misura deve essere appropriata.
Per le configurazioni MPTL, la EN 50697 definisce metodi di prova specifici, differenti da quelli impiegati per un collegamento permanente tradizionale.
La scelta tra presa tradizionale e MPTL deve quindi essere definita nel progetto e riportata nella documentazione dell’impianto.
Occorre infine considerare l’accessibilità delle terminazioni, la protezione meccanica, il raggio di curvatura dei cavi e le operazioni necessarie per sostituire gli apparati.
Predisporre due collegamenti non risolve ogni esigenza futura
La disponibilità di due cavi nella stessa posizione migliora la flessibilità dell’infrastruttura, ma non permette necessariamente di modificare la distribuzione degli access point.
Questo limite emerge soprattutto negli edifici destinati a cambiare organizzazione interna.
Un magazzino può modificare le scaffalature, uno stabilimento può introdurre nuove linee produttive e un edificio direzionale può essere suddiviso in ambienti differenti.
In queste situazioni le esigenze di copertura e capacità wireless possono cambiare, rendendo opportuno installare gli apparati in posizioni diverse da quelle originariamente previste.
Il problema non è più la quantità di collegamenti disponibili per ciascun access point, ma la loro distribuzione fisica.
Per gli ambienti soggetti a frequenti riconfigurazioni, può essere opportuno predisporre ulteriori posizioni di connessione, mantenere percorsi accessibili oppure valutare un’architettura di cablaggio a zona.
Le architetture previste dalla ISO/IEC 11801-6 comprendono configurazioni con Service Outlet e Service Concentration Point, che consentono differenti modalità di distribuzione e organizzazione dei collegamenti.
La loro applicazione deve rispettare i requisiti di prestazione, le condizioni ambientali e i limiti previsti per i collegamenti.
Una predisposizione a zona non sostituisce la progettazione radio e non autorizza l’introduzione arbitraria di connessioni intermedie.
Può però rappresentare una soluzione interessante quando la destinazione degli spazi è destinata a evolvere.
Armadi di distribuzione, switch e dorsali
Anche l’architettura della rete cablata deve essere dimensionata in funzione delle esigenze wireless.
Ogni access point necessita di una connessione verso la rete locale. La capacità disponibile dipende quindi dalle porte degli switch, dalle interfacce Ethernet supportate e dalla capacità dei collegamenti tra gli armadi.
Un impianto con cablaggio Categoria 6A può essere inizialmente utilizzato con switch Gigabit Ethernet. Quando le esigenze crescono, è possibile valutare l’adozione di interfacce multigigabit senza sostituire necessariamente le tratte passive.
L’aggiornamento deve però considerare anche le dorsali e le apparecchiature di distribuzione.
La presenza di numerosi access point con uplink a 2,5 o 5 Gb/s non implica che la dorsale debba avere una capacità pari alla somma aritmetica delle velocità nominali delle porte. Il dimensionamento richiede una valutazione del traffico aggregato, dei profili di utilizzo e dei livelli di servizio richiesti.
Allo stesso tempo, una dorsale sottodimensionata può costituire un limite anche quando ogni singola tratta verso gli access point dispone di capacità adeguata.
Nei sistemi distribuiti su più armadi, i collegamenti in fibra ottica possono consentire di realizzare dorsali con capacità e distanze appropriate.
Il progetto deve comprendere anche la disponibilità di spazio nei pannelli di permutazione, il numero di porte, le riserve per futuri ampliamenti, il budget PoE e l’alimentazione degli apparati attivi.
Predisporre due cavi per ogni posizione WLAN senza prevedere le corrispondenti terminazioni e possibilità di utilizzo negli armadi significherebbe realizzare una predisposizione incompleta.
Certificazione del cablaggio e validazione della rete wireless
Un’infrastruttura destinata a sostenere successive generazioni di access point deve essere documentata e verificata correttamente.
Per ogni tratta occorre definire la classe prestazionale richiesta, il modello di collegamento e i relativi criteri di certificazione.
La certificazione del cablaggio consente di verificare le prestazioni dell’infrastruttura passiva attraverso le misure previste dai riferimenti applicabili.
La prova deve essere eseguita con strumentazione adeguata e configurata secondo i limiti corrispondenti al collegamento da certificare.
Quando si utilizza una terminazione MPTL, è necessario adottare il modello di prova specifico e gli accessori di misura previsti.
L’esito della certificazione deve essere associato in modo univoco alla tratta, con identificazione delle terminazioni e disponibilità dei risultati.
Per i collegamenti destinati all’alimentazione PoE possono inoltre essere opportune verifiche specifiche dei parametri elettrici rilevanti per l’alimentazione remota. La normale certificazione trasmissiva non sostituisce automaticamente tutte queste verifiche.
La validazione della rete wireless è un’attività distinta.
Il fatto che i collegamenti Ethernet siano certificati non dimostra che la copertura radio, la capacità, il roaming e le prestazioni applicative soddisfino gli obiettivi del progetto.
Per questo, il collaudo dell’infrastruttura passiva e la validazione della rete Wi-Fi devono essere considerati due momenti complementari.
Quali indicazioni inserire nel capitolato?
Un capitolato per il cablaggio destinato agli access point dovrebbe fornire indicazioni sufficienti a evitare decisioni arbitrarie durante l’installazione.
Il progetto deve individuare le posizioni WLAN sulla base delle esigenze radio e definire, per ciascuna, il numero di collegamenti da predisporre.
Per una nuova infrastruttura professionale, la previsione di due tratte Categoria 6A/Classe EA per posizione rappresenta una soluzione coerente con gli obiettivi di evoluzione tecnologica e con le indicazioni tecniche esaminate.
Devono essere specificati il tipo di cablaggio, le caratteristiche dei componenti, le modalità di terminazione, le condizioni ambientali e le prestazioni richieste.
La scelta tra sistema schermato e non schermato va motivata considerando l’ambiente e le condizioni di installazione.
Il progetto deve inoltre affrontare la distribuzione dei percorsi, le distanze, le condizioni di posa, i requisiti di reazione al fuoco applicabili ai cavi, le caratteristiche dell’alimentazione PoE e le possibilità di ampliamento degli armadi.
Le prove finali devono essere definite in modo preciso, specificando la classe di prestazione, il modello di collegamento e la documentazione da consegnare.
È opportuno distinguere chiaramente i collegamenti previsti per l’attivazione iniziale da quelli predisposti come riserva, evitando che le tratte non utilizzate vengano trascurate nella certificazione e nella documentazione.
Infine, nei contesti con possibili modifiche della distribuzione interna, devono essere valutati percorsi e posizioni aggiuntive che consentano future riconfigurazioni della rete wireless.
Considerazioni finali
La progettazione del cablaggio destinato al Wi-Fi richiede alcune valutazioni che vanno oltre la semplice disponibilità di una presa Ethernet.
La diffusione delle interfacce multigigabit e l’evoluzione dei requisiti PoE rendono importante la scelta della classe prestazionale. Le indicazioni normative sul cablaggio per i servizi distribuiti, insieme ai criteri di dimensionamento dei collegamenti, forniscono riferimenti concreti per sviluppare il progetto.
La Categoria 6A/Classe EA costituisce una base tecnica appropriata per numerose nuove infrastrutture professionali. La predisposizione di due collegamenti per posizione può offrire ulteriori possibilità di utilizzo, purché sia accompagnata da una corretta distribuzione dei punti e da un adeguato dimensionamento della rete.
Nessuna di queste scelte rende superflua la progettazione radio, che deve continuare a guidare il posizionamento degli access point.
La valutazione economica dovrebbe considerare anche il costo delle eventuali modifiche successive, soprattutto negli edifici dove intervenire sui percorsi dei cavi può risultare complesso.
Un progetto ben sviluppato consente di sostituire gli apparati e modificare la rete con interventi proporzionati alle nuove esigenze, senza dover necessariamente intervenire ogni volta sul cablaggio permanente.
Fonti e riferimenti tecnici
- ISO/IEC 11801-6:2017 — Generic cabling for distributed building services
- IEC — ISO/IEC 11801-6:2017/AMD1:2026, aggiornamento pubblicato nel settembre 2026
- IEC — ISO/IEC 11801-6:2017+AMD1:2026, versione consolidata
- EN 50173-6:2018 — Cablaggio generico per servizi distribuiti
- TIA — ANSI/TIA-568.1-E-1, requisiti di cablaggio per access point
- CommScope — Indicazioni sul numero di collegamenti Categoria 6A per access point
- Leviton — Considerazioni sul cablaggio per 2.5GBASE-T e 5GBASE-T
- ISO/IEC TR 11801-9910:2020 — Specifiche per i collegamenti MPTL
- EN 50173-20 — Configurazioni alternative di cablaggio
- IEEE — Documentazione del gruppo di lavoro 802.3bt
- ISO/IEC JTC 1/SC 25 — Comunicazione tecnica sui collegamenti degli access point



